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Come la regolamentazione dei permessi incoraggia la creatività architettonica in città

Il permesso di innovare, creato dalla legge LCAP del 2016, doveva aprire una breccia nel vincolo normativo della costruzione urbana. Prolungato fino a…

Architecte étudiant des plans de permis de construire dans un studio urbain moderne avec vue sur la ville

Il permesso di innovare, creato dalla legge LCAP del 2016, doveva aprire una breccia nel giogo normativo della costruzione urbana. Prolungato fino al 2035, rimane però ampiamente sotto-utilizzato. Il problema non risiede nel testo di legge stesso, ma nella meccanica operativa che circonda la sua applicazione: responsabilità in caso di sinistro, allungamento dei tempi di istruttoria, timidezza degli assicuratori.

Obbligo di risultato contro prescrizione tecnica: il meccanismo reale del permesso di innovare

Il permesso di innovare sostituisce un obbligo di risultato a una prescrizione di mezzi. Concretamente, un committente che interviene in un’operazione di interesse nazionale (OIN), una grande operazione di urbanistica (GOU) o un’operazione di rivitalizzazione territoriale (ORT) può richiedere di derogare alle norme applicabili al suo progetto, a condizione di dimostrare che gli obiettivi perseguiti da queste norme sono raggiunti in altro modo.

Questo passaggio verso il risultato libera il progettista nella scelta dei sistemi costruttivi, dei materiali e della volumetria. In teoria. In pratica, il Cerema identifica l’incertezza sulla responsabilità in caso di sinistro come il primo freno. Un architetto che propone un processo non coperto da un parere tecnico classico espone il committente a un vuoto assicurativo che pochi promotori accettano di colmare.

Il programma Hub Archi, consegnato a Évry-Courcouronnes nel 2025, fa parte delle rare realizzazioni concrete derivanti da questo dispositivo. Come dettaglia l’articolo su Zen et Déco, la deroga normativa produce creatività solo quando è accompagnata da un quadro di responsabilità leggibile per l’intera catena di progettazione.

Urbanisti che analizzano un modello architettonico durante una riunione di pianificazione urbana normativa

RE2020 e creatività architettonica: la costrizione carbonica come leva di progettazione

L’innovazione architettonica in città non passa più solo attraverso la deroga al PLU. Il rafforzamento della RE2020 dal 1° gennaio 2025, tramite il decreto n° 2024-1258 del 30 dicembre 2024, ha inasprito gli indicatori carbonici legati all’energia e ai materiali per i permessi depositati a partire da questa data. Questo inasprimento costringe gli architetti a ripensare le loro scelte costruttive molto prima del deposito.

I materiali biosourced, il riutilizzo e la sobrietà energetica diventano parametri di progetto fin dall’abbozzo. Il legno, la terra cruda, la paglia compressa o i materiali riciclati non appartengono più a una nicchia militante: rispondono a soglie normative precise.

Osserviamo che questa pressione normativa produce un effetto paradossale sulla creatività. Laddove il permesso di innovare apre uno spazio di libertà formale raramente utilizzato, la RE2020 impone una costrizione tecnica che spinge i progettisti a inventare nuove soluzioni.

Il riutilizzo come strumento di progetto urbano

Il riutilizzo di materiali da costruzione modifica la morfologia degli edifici. Un progetto concepito a partire da travi metalliche di recupero o da mattoni di demolizione non adotta le stesse trame strutturali di un progetto in calcestruzzo gettato in loco. La costrizione dimensionale del materiale riutilizzato genera forme architettoniche inedite, spesso più espressive di quelle provenienti da un catalogo industriale standardizzato.

Questo approccio presuppone una fase di sourcing prima del permesso di costruire, il che sconvolge il calendario classico della direzione dei lavori. La diagnosi delle risorse precede il disegno, e non viceversa.

Deroghe al PLU e qualità architettonica: gli strumenti sottovalutati del codice dell’urbanistica

Il permesso di innovare cattura l’attenzione mediatica, ma il codice dell’urbanistica contiene altri meccanismi derogatori più accessibili. Dalla legge LCAP, il PLU non è più un ostacolo assoluto a un progetto che va oltre le sue regole, a condizione che la qualità architettonica sia dimostrata.

  • La deroga per creazione architettonica (articolo L. 152-6 del codice dell’urbanistica) consente di concedere un permesso di costruire derogando a certe regole del PLU quando il progetto presenta un interesse architettonico, previa consultazione dell’architetto dei Bâtiments de France in alcuni perimetri
  • Il bonus di costruibilità per prestazione ambientale consente un superamento delle regole di gabarito quando l’edificio raggiunge un livello di prestazione energetica o ambientale superiore alle esigenze normative
  • La cristallizzazione delle regole di urbanistica, instaurata per una durata di tre anni, protegge il promotore del progetto contro i cambiamenti del PLU durante l’istruttoria, riducendo così il rischio giuridico e incoraggiando il rischio architettonico

Questi strumenti rimangono sconosciuti a una parte della direzione dei lavori. Raccomandiamo sistematicamente di esplorare i margini derogatori del PLU locale prima di intraprendere la procedura più pesante del permesso di innovare.

Facciata di un edificio contemporaneo con balconi a sbalzo e giardini verticali integrati in un tessuto urbano storico

Rischio giuridico e assicurabilità: il vero tetto di vetro dell’innovazione urbana

Il principale freno alla creatività architettonica non è la regola, ma il rischio. Un progetto che deroga alle prescrizioni tecniche classiche pone la questione dell’assicurazione decennale. Gli uffici di controllo valutano la conformità a riferimenti normati; un processo costruttivo fuori norma genera una valutazione caso per caso, più lunga e più costosa.

Il Cerema sottolinea anche la complessità amministrativa come fattore di scoraggiamento. L’allungamento dei tempi di istruttoria, combinato all’incertezza sulla copertura assicurativa, dissuade architetti e promotori dal ricorrere ai dispositivi derogatori. Il risultato: alcune realizzazioni emblematiche ma nessun effetto di scala.

Verso un riferimento di valutazione adeguato

Affinché la regolamentazione dei permessi stimoli realmente la creatività in città, sarebbe necessario che la valutazione dei progetti derogatori si basasse su criteri di prestazione misurabili e condivisi tra assicuratori, uffici di controllo e servizi istruttori. Senza questa base comune, ogni progetto innovativo rimane un’eccezione negoziata individualmente, il che limita la riproducibilità delle soluzioni architettoniche inventate.

Il potenziamento della RE2020 potrebbe paradossalmente accelerare questa convergenza. Gli indicatori carbonici e le soglie energetiche forniscono un linguaggio comune che il permesso di innovare, incentrato sull’obbligo di risultato, non è mai riuscito a imporre da solo. L’architettura urbana di domani si costruisce all’incrocio di queste due logiche: costrizione ambientale quantificata e libertà formale inquadrata dalla prova.

Come la regolamentazione dei permessi incoraggia la creatività architettonica in città